che caco fare...
DOM 29 GEN
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Gloomy Sunday (titolo originale ungherese: "Szomorú vasárnap") è una canzone scritta dall'ungherese László Jávor e musicata da Rezső Seress nel 1933 in cui si fa riferimento al suicidio. Secondo la più accreditata delle versioni, nacque durante una cupa domenica parigina. Seress era piuttosto triste a causa di un litigio con la sua amata, dovuto ai suoi ripetuti (e vani) tentativi di sfondare nel mondo della musica. La canzone è stata rifatta in diverse versioni da una serie infinita di artisti famosi, quali Billie Holiday, Portished, Sarah Brightman, Bjork, Sam Lewis, Diamanda Galas e Emilie Autumn (ogni domenica, a conclusione della serata, verrà fatta sentire una di queste versioni).
Con questo l'intento non è quello di fare un aperitivo triste, chiaramente, ma neanche quello di banalizzare il concetto di suicidio. Si vuole semplicemente ironizzare sull'attuale periodo di depressione e decadenza del Paese, in campo economico, culturale, sociale etc. proponendo un aperitivo diverso nel giorno del riposo, contribuendo così a finire la settimana o ad iniziare quella successiva in modo più ottimista e leggero, suicidando, appunto, i propri pensieri negativi, le proprie frustrazioni, lo stress e la sfiducia accumulati e dando un nuovo sprint, una nuova speranza, una leggerezza maggiore (che spesso non guasta) ai giorni futuri.
Tutto questo si concretizzerà con stimoli sia culturali che culinari. L'aperitivo proporrà, oltre ad una cucina, una scelta vini e cocktails di qualità (primo appuntamento tagliatella doc+bicchiere €10) una selezione musicale del dj Max Ferraresi che suonerà in consolle con un ospite diverso ogni appuntamento (dj o musicista) e un artista (pittore, fotografo, poeta, danzatore/rice…) che interpreterà, in diversi momenti dell'aperitivo, la musica che ne scaturirà.
Il tutto contornato da proiezioni di immagini divertenti da commentare.
Vieni a suicidare qualcosa di te che non sopporti più!
domenica 29 Gennaio 2012
performance letteraria
GIORGIA MONTI
scrittura
Giorgia Monti è nata a Forlì il 1° ottobre di un anno che improvvisamente non ricorda.
Il dato certo è che l'autunno si è impresso in maniera indelebile nel suo DNA, tipo che non capisce mai se è viva o morta. Pare che le vengano bene entrambe le cose, cioè che fa lo stesso.
Scrivere è una di quelle robe che puff e arriva, l'unica che la ricollega a se stessa, quindi sa che esiste, per dire. Non succede sempre, ma succede, attenzione.
Sicuramente non sono state le sue amabili insegnanti di lettere ad incoraggiarla. Quando a liceo espresse il desiderio di iscriversi a giornalismo, la prof le chiese se avesse intenzione di aprire un'edicola e la cosa si commenta abbastanza anche da sola. Giornalismo poi non l'ha fatto, mica per la prof, solo che ha proprio tutta un'altra idea di scrittura.
Cimentandosi in racconti, ha partecipato in qua e in là a concorsi letterari vari nei quali si è sempre distinta, quando non si è classificata prima, e poi è stata pubblicata lì, in quelle raccoltine fatte apposta che nessuno leggerà mai. E così sia.
Ad ogni modo ha continuato ad alimentare la sua insana follia buttandosi in svariate altre cose, tipo iscriversi a laboratori, metterne in piedi uno tutto strampalato insieme alla mitica Debora Teresa Stenta (un cognome, una garanzia), sperimentare la scrittura di poesie al volo (cioè lì per lì, in estemporanea), collaborare a il.Rof (vedi Casa del Cuculo), contribuire con le proprie parole alle mostre pittoriche di amici come Fulvio e Bicio, spappolarsi il fegato consumando una non modica quantità di aperitivi prima e digestivi poi.
Ma è il 2006 l'anno che fu galeotto. Scocca il colpo di fulmine con la Cicorivolta Edizioni, all'epoca neonata casa editrice indipendente con sede in Lunigiana, oggi incredibilmente rigogliosa e prolifica malgrado i tempi bui.
Rapporto stabile che, udite udite, a fine febbraio 2012 darà i suoi tangibili frutti.
In uscita per Cicorivolta Edizioni, infatti, la prima raccolta di poesie di Giorgia Monti (quella dell'edicola) dal titolo provvisorio, ma forse anche definitivo, "Che razza di mondo".
Sarà un libro vero, fatto di carta, ché se cade non si rompe.
State in occhio, perché … ci vuole orecchio.
PERFORMANCE MUSICALE
Max & FAB
Insieme hanno suonato con gente capace in fatto di musica come Roy Paci, Gianni Gebbia, Francesco Cusa. In coppia come Max & Fab hanno suonato per RadioDue Rai una decina di anni fa e in vari club d'Europa. E' da un pò di anni che non si frequentano in consolle. Sarà curioso e piacevole risentire i loro incastri sonori.
IndirizzoVia dei mille 13 - Forlì (FC)
Tel.3471017167
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